Alimentazione

Aumentare le difese con gli alimenti

La dieta per migliorare le difese non deve essere vissuta come una punizione o una fonte di stress. Bastano alcuni ritocchi alla consueta alimentazione, adottati in modo graduale, per raggiungere gli obiettivi perseguiti.

Tra tutte le armi a disposizione dell’uomo per il potenziamento delle difese, la dieta è certamente uno dei fattori più accessibili, controllabili ed economici.

Il cibo riveste una serie di funzioni fondamentali: è il carburante che fa muovere l’organismo e gli dà energia, è una fonte importante di piacere e rappresenta un elemento fondamentale di socialità. Ma anche un grande valore nella prevenzione delle malattie e per rallentare l’invecchiamento. Un ruolo da sempre sostenuto dalla medicina naturale e oggi sempre già sottolineato da numerose ricerche scientifiche.

SEGUIRE I RITMI DELL’ORGANISMO

Nutrirsi in modo naturale e salutare significa anche riuscire ad assecondare i ritmi del proprio corpo. Per far questo, ci sono alcuni accorgimenti, spesso trascurati, che possono favorire i processi legati all’alimentazione.

Il primo è quello di distribuire i pasti nell’arco della giornata. Il metabolismo è particolarmente attivo la mattina, poi subisce un progressivo rallentamento e cala ancora durante la pausa notturna, destinata ai processi di depurazione e di recupero. Seguendo una logica metabolica, verrà allora naturale, fare una colazione ricca e completa, mangiare meno a pranzo e finire la giornata con una cena leggera.

MANGIARE SANO

Ecco alcuni piccoli accorgimenti che potete attuare da subito:

  • Con una certa frequenza, sostituite un piatto a base di proteine animali con uno di proteine vegetali.
  • Preferite i dolci fatti in casa alle merendine confezionate.
  • Portate in tavola insalate e pietanze colorate: la varietà dei colori amplia la gamma dei micronutrienti che si assumono con il cibo.
  • Variate spesso il tipo di alimenti che mettete in tavola.
  • Scegliete alimenti di provenienza biologica (in particolare carne e latticini) per ridurre la quantità di sostanze inquinanti assunte quotidianamente.
  • Utilizzare metodi di cottura semolini che vi permettano di ridurre i grassi utilizzati nella preparazione dei cibi.
Alimentazione

Cibo ed Emozioni

Mangiamo perchè ne abbiamo davvero bisogno oppure per appagare le nostre ansie e le nostre delusioni? Che ruolo giocano le emozioni quando siamo a tavola?

Il cibo rappresenta per tutti il sostituto d’elezione dei bisogni insoddisfatti, più accettato a livello sociale del fumo e meno dannoso dell’alcool. Aprire il frigorifero in cerca di una consolazione (oppure svuotare la scatola dei biscotti o quella dei cioccolatini) è quindi il modo più semplice per controbilanciare l’ansia, le frustrazioni, lo stress e le tensioni. Del resto si è abituati fin da piccoli a ricevere cibo come compensazione o premio. Una caramella, un dolcetto… Un palliativo, insomma, che calma dopo un momento di rabbia, delusione o noia. In tal modo aumenta il rischio di diventare cibo-dipendenti, sfruttando ogni occasione per accumulare involontariamente calorie per lo più inutili e dannose.

Il problema è che questa modalità si scontra con una valutazione personale il più delle volte negativa del comportamento adottato. Entra in contrasto con un’etica alimentare, diffusa soprattutto nella società occidentale, che si manifesta con una sorta di criminalizzazione degli atteggiamenti alimentari. Cibi grassi e dolci, tutto ciò che dà in qualche modo piacere può nascondere pericoli per la salute e la linea. Così dalla voglia si passa al peccato e dal peccato all’auto-condanna, in una catena in cui ogni piacere rubato genera sensi di colpa che squilibrano il rapporto con il cibo e rendono sempre più difficile alimentarsi in modo corretto, sereno e, soprattutto, sano.

L’equilibrio a tavola.

Per ritrovare un approccio equilibrato al cibo è essenziale, innanzitutto, liberarsi dei comportamenti errati e degli automatismi sviluppati negli anni (come sbocconcellare un intero panino nell’attesa del primo piatto o inghiottire il cibo senza assaporarlo). A questo scopo ecco alcune di indicazioni pratiche di pronto utilizzo:

  • Prima di iniziare la dieta, tenete per 15 giorni un diario alimentare in cui annotare tutto quello che mangiate, a che ora e per quale motivo. Ogni sera riflettete su quello che avete scritto. In questo modo, giorno dopo giorno, diventerete consapevoli della funzione di compensazione emotiva attribuita agli alimenti.
  • Decidete al mattino cosa mangerete a pranzo e a cena, scegliendo tra i cibi sani quelli che vi gratificano di più.
  • Non mangiate altri alimenti oltre a quelli inseriti nella lista dei cibi scelti all’inizio della giornata.
  • Dopo ogni pasto, sparecchiate immediatamente la tavola facendo sparire tutti gli avanzi.
  • Per non cadere in tentazione, ogni volta che state per cedere ad “fuori pasto”, chiedetevi se lo stimolo della fame è reale. Se la risposta è NO (cioè se vi accorgete, per esempio, che state scartando un cioccolatino solo perchè vi sentite giù) pensate a una serie di gratificazioni da sostituire al cibo e scegliete quella più adatta al momento.
  • L’opinione che avete di voi stessi è il risultato di una somma dei giudizi che vi date in ogni momento. Proviene da una serie di situazioni, ruoli, luoghi in cui vi siete sperimentati. Provate allora ad immaginarla come una banca dati dove avete numerosi conti correnti e controllate quali sono in attivo e quali in passivo. Vi accorgerete che esistono conti da cui non attingete mai. Da oggi, pensateci più spesso e ricominciate a dar loro valore.

 Nicola Ferrentino

Alimentazione, Allenamento

Dimagrire o Perdere Peso?

Molti pensano sia la stessa cosa, invece non è così. Si può dimagrire anche restando dello stesso peso. Non ci credete? Leggete il perchè.

Dimagrire o perdere peso?

Perdere peso significa perdere KG. Dimagrire significa perdere MASSA GRASSA. E non è la stessa cosa. Vi chiarirò le idee con due esempi:

PERSONA A – Peso iniziale 70 kg (45 di Massa Magra e 25 di Massa Grassa) – Peso finale (dopo 3 mesi) 65 kg. (41 di Massa Magra e 24 di Massa Grassa) – HA PERSO SOLO PESO!

PERSONA B – Peso iniziale 70 kg (45 di Massa Magra e 25 di Massa Grassa) – Peso finale (dopo 3 mesi) 70 kg. (50 di Massa Magra e 2o di Massa Grassa) – E’ DIMAGRITO!

Dimagrire significa diminuire la massa grassa e non il peso totale. Quindi è inutile pesarsi di continuo. Molto meglio verificare i risultati o in maniera più scientifica con la plicometria o con l’impedenziometria oppure in maniera più “empirica” valutando come calzano i nostri indumenti. Se il peso resta lo stesso, ma il jeans riesce finalmente ad abbottonarsi senza sforzi… Siete sulla strada giusta.

Nicola Ferrentino