Diario di un alieno

Il segreto della felicità

E’ il modo in cui viviamo le cose che le rendono tali. E oggi ci credo un po’ di più. Ecco perchè.

Il segreto della felicità

Mi capita sempre più spesso di essere felice senza un motivo specifico… Di sorridere ascoltando una canzone alla radio, mentre osservo il cielo azzurro sgombro da nuvole o semplicemente mentre svolgo il mio stupendo lavoro (che per molti, lavoro non è).

I primi sintomi di questa strana “pazzia” sono comparsi circa un anno fa, quando grazie al consiglio di un mio caro amico, ho iniziato un corso di Yoga e con esso un percorso di meditazione che mi ha portato, piano piano, ad un nuovo livello di consapevolezza.

“Tu sei per te stesso la forza più grande” è stata la prima frase che ho ascoltato a lezione e che ho fatto subito mia… Ero disteso a terra, con gli occhi chiusi e una strana energia si impadronì del mio corpo… Una sensazione di benessere mi impediva di tenere il viso “rilassato” e iniziai a sorridere, grato per la scomparsa di tutte le ansie e di tutte le paure che fino a quel momento avevano albergato dentro di me.

Da quel giorno ho iniziato a guardare le cose da una nuova prospettiva con la consapevolezza che nulla di tutto ciò che ci capita, accade senza un motivo specifico. Le esperienze che viviamo, le persone che incrociamo e i sentimenti che proviamo, ci danno la possibilità di evolvere, di diventare altro rispetto a quello che siamo stati fino a quel momento. Sta a noi la capacità di prenderne solo il buono, lasciando tutto il resto alle nostre spalle.

Se vi è capitato di vivere una situazione negativa, un sentimento non corrisposto, il tradimento di un amico o un trauma inaspettato e improvviso, vi sarete sicuramente subito chiesti: “Perchè a me? Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto ciò?”. Ebbene, in verità, a meno che non vi siate comportati davvero in maniera disonesta e abbiate calpestato la libertà e la sensibilità altrui, non avete fatto nulla di male per meritarvi un evento sfavorevole. Imparate semplicemente a vederne i lati positivi… A ciò che di buono vi potrebbe insegnare e al bagaglio di nuove consapevolezze che vi potrebbe regalare. Lo so, non è facile. Adesso starete pensando: “E’ una parola!”… Ma io non penso di essere un supereroe… E se ci sono riuscito io, potete riuscirci anche voi.

Oggi, chi mi guarda e mi vive quotidianamente, vede una persona serena, lontana anni luce da quella triste e “malata” di qualche tempo fa. Non sapere chi sei, cosa vuoi davvero, avere paura di essere mal giudicato o fare le cose solo per far felici gli altri, avevano pian piano indebolito la mia autostima e fatto lentamente “ammalare”. Per me è stato come un tumore… Un cancro dal quale sono guarito anche grazie al mio lavoro.

“Il fitness mi ha salvato la vita più volte”… E insieme a lui lo hanno fatto inconsapevolmente anche i miei allievi che, durante le mie classi, mi hanno sempre dato la grinta e la carica giusta per andare avanti… Sfogare positivamente le proprie angosce, liberarsi dalle preoccupazioni che ci attanagliamo quotidianamente, stancare il nostro corpo per ricaricare la nostra mente… E’ questo lo spirito con il quale vorrei sempre vederli fare lezione insieme a me… Senza il timore di essere giudicati.

Fregatevene! Per un attimo, nel rispetto di chi ci circonda, provate a pensare a voi e a ciò che vi fa stare bene.

Si dice che la vita è una sola…

Nicola Ferrentino

Diario di un alieno

La teoria del “visualizzo e non rispondo”

Impegnato, Mediatore, Tattico, Stronzo, Disinteressato. Scopri a quale profilo appartieni.

La teoria del visualizzo e non rispondo

Ho avuto il mio primo cellulare a 17 anni, quando i produttori di telefonini facevano a gara a chi lo costruiva più piccolo. Erano i tempi in cui se non stava in un taschino praticamente non eri nessuno. All’epoca esistevano soltanto le telefonate e gli sms che, poiché costavano un botto, venivano spesso boicottati con i famosissimi “squilli”. Uno squillo: ti penso. Due squilli: ti voglio. Tre squilli: cazzo rispondi! Erano gli anni in cui il cellulare veniva usato per i veri scopi per il quale era stato inventato: niente fotocamera, niente social, niente whatsapp, niente di niente… Chiamate ed SMS: stop!

L’attesa di qualsiasi risposta era decisamente meno ansiogena di oggi: “avrà finito il credito”, “avrà il telefono scarico”, “starà lavorando”… Nessuna doppia spunta blu. La madre di tutte le ansie è nata dopo le ansie stesse, con l’avvento della messaggistica istantanea e oggi, il nemico più temuto di tutti, innamorati e non, è diventato l’oramai celeberrimo “visualizzato”.

Alzi la mano chi, almeno per una volta nella propria vita digitale, è stato vittima del binomio “doppia spunta blu/nessuna risposta”. Come vi siete sentiti? Tristi, delusi, incazzati, ignorati? Diciamoci la verità, nel 2016 un messaggio senza risposta equivale ad un vero e proprio attacco di panico: “Perchè mi ignora?”, “Ha appena messo un like ad un post su Facebook, perché non mi risponde?”, “Sarà al telefono? Ma con chi?”. La mente umana è capace di creare il peggior scenario possibile e non riesce a tranquillizzarsi fino a quando non vede quel “sta scrivendo” che riporta di nuovo il sereno.

Ma quali sono le vere motivazioni che spingono una persona a visualizzare un messaggio e a non rispondere? Studi (poco) scientifici dimostrano che l’uso di questa metodica può essere spiegata in vari modi:

L’impegnato.

Visualizza, legge e poi… Non risponde perché ha altre diecimila cose da fare più importanti. Magari si mette alla guida, inizia il suo turno di lavoro, oppure viene telefonato o fermato da un conoscente o da un cliente. Se vi risponde, anche dopo tanto tempo, ritenetevi fortunati. Di solito infatti, l’Impegnato non ha un buon rapporto con il cellulare (specialmente con whatsapp e simili) e lo usa proprio come si faceva tanti anni fa: ci telefona e basta! Allineatevi!

Il mediatore.

Nelle situazioni più critiche e nei messaggi più scottanti, il Mediatore, prima di rispondere, cerca bene i vocaboli da utilizzare. Di solito scrive prima il suo messaggio nelle note, lo legge e lo rilegge più volte e poi, con un veloce copia e incolla, lo invia al destinatario finale. Il Mediatore, visualizza e non risponde perchè da molto peso non solo a ciò che scrive ma anche a come lo fa. Se avete un amico così, ritenetevi fortunati: vi dirà sempre ciò che pensa senza ferirvi mai.

Il tattico.

“Se rispondo subito sembrerò disperato”. Il primo pensiero del Tattico è quello di non risultare una persona impaziente; capace di stare con il telefono in mano anche in bagno nell’attesa di un messaggio più o meno importante. Così dopo aver visualizzato, cronometro alla mano e sudore sulla fronte, tende a rinviare la risposta di un paio di minuti (perchè più di tanto, comunque, non riescono a resistere) e di solito lo fa con un laconico “ok” o un “pollice in alto”. Mentre il Tattico festeggia tra coriandoli e squilli di tromba, chi riceve il messaggio pensa: “questo è scemo!”

Lo stronzo.

Direttamente collegato alla teoria dei piattini, lo Stronzo ama visualizzare e non rispondere solo per il gusto di tenere l’altro sulle spine. Gode nel sapere che la doppia spunta blu ha generato, in chi riceve il messaggio, quell’ansia di cui parlavo sopra e una serie di domande alle quali solo e soltanto lui potrà dare risposta. Lo sport che gli riesce meglio è “avere il coltello dalla parte del manico”, usandolo a suo piacimento e affondandolo quando crede più opportuno. L’unica arma per poterlo combattere è l’indifferenza: provateci!

Il disinteressato.

Visualizza e non risponde perchè non gliene frega niente. E non lo fa perchè è Impegnato, Tattico o Stronzo ma perchè è semplicemente disinteressato a ciò che gli viene scritto. Nella maggior parte dei casi legge il messaggio molto distrattamente e poi, per evitare che in un momento di ipossia cerebrale possa inavvertitamente rispondere, lo cancella. Apatico o non, il Disinteressato risponde solo a ciò che più gli aggrada, con i suoi modi e i suoi tempi. Se avete un amico così, liberatevene!

E voi? Vi riconoscete in uno o più profili? Fatemi sapere la vostra anche sul mio canale social preferito.

Allenamento

La vita è più dura di uno squat

Raggiungiamo davvero i nostri obiettivi, non quando evitiamo le difficoltà, ma quando impariamo ad affrontarle senza scorciatoie.

La resilienza.

Tutti noi abbiamo sperimentato, nel corso della nostra vita, un avvenimento più o meno triste (un problema di cuore, la perdita del lavoro o di una persona cara) che ci ha portato a reagire in maniera più o meno positiva, in base al nostro modo di essere e di fare. Ci sono persone, infatti, che riescono a parare i colpi senza sforzi e chi invece ne esce completamente a pezzi.

La capacità di resistere e superare i momenti più bui e difficili della vita viene chiamata RESILIENZA, termine preso in prestito dalla scienza dei materiali che indica la proprietà degli oggetti di conservare la loro struttura dopo essere stati colpiti o schiacciati.

Le persone più RESILIENTI mantengono la loro natura emotiva anche dopo un evento spiacevole grazie ad una capacità che gli psicologi chiamano HARDNESS, cioè una predisposizione innata all’ottimismo.

Lo sport aumenta la resilienza.

Lo sport è un farmaco senza effetti collaterali in grado di preservare un elevato livello di qualità di vita. Oltre a prevenire le malattie, dedicarsi a uno sport significa anche promuovere relazioni interpersonali, confronto e scambio, stimolando socializzazione e cooperazione.

Più importante di questo però, è che lo sport migliora la consapevolezza di sé e l’autostima, innalzando la fiducia in sè stessi e nei propri mezzi, aumentando, in maniera esponenziale, la capacità di gestire, a livello psicologico, gli imprevisti della vita.

Mai fermarsi. Mai arrendersi.

Arrendersi non sempre è questione di vita o di morte, ma ogni volta che lo facciamo, neghiamo a noi stessi la possibilità di scorgere il traguardo. Arrendersi ad una difficoltà, senza provare a superare le nostre ansie e le nostre paure, non ci permette di andare oltre, di evolvere in delle persone più “grandi” e più “mature”, di diventare delle persone migliori. A volte è dura, terribilmente dura, e gettare la spugna sembra essere l’unica opzione ragionevole, ma è proprio in quei momenti che dovremmo ricordarci che la vita è una e va vissuta fino in fondo, senza rimorsi ne rimpianti.

Il Fitness come la vita.

Nello stesso modo, anche durante un allenamento in palestra, ogni volta che ci arrendiamo, neghiamo a noi stessi la possibilità di migliorare non solo la nostra estetica ma soprattutto la nostra salute. Arrendersi alla prima difficoltà, senza provare a superare, anche di poco, i propri limiti, non ci permette di migliorare la nostra performance, diventando più belli e più bravi. So che è molto dura e molto faticoso e che a volte la fatica è talmente tanta da non riuscire a vedere altra soluzione che fermarsi e riposare, ma è proprio in quei momenti che, come vi dico sempre, dovete ripetere a voi stessi “ce la devo fare”, “non devo mollare”.

In fondo la vita è più dura di uno squat… Se riusciamo ad sopravvivere alla prima, possiamo tranquillamente farlo anche al secondo. 😉

Nicola Ferrentino

Senza categoria

Il mio 2014 in 3 minuti (e rotti)

La famiglia, gli amici, il lavoro, il teatro, gli eventi, i viaggi… E’ stato un anno davvero MAGNIFICO. Guardate il video fino alla fine e scoprite il perché (e se ci siete anche voi). BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO A TUTTI!